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giovedì, gennaio 29, 2004
SERA DI FESTA
Caro Alex
Lo so, è banale iniziare una lettera d'amore in questo modo, ma io non so usarne di altri, perché ho paura di cadere nel facile sentimentalismo e diventare sdolcinata. Per la verità quello di cui ho più paura è di mostrare i miei sentimenti, pensa che ho finito per nasconderli anche a me stessa per lungo tempo.
Questa è una sera d'agosto, una sera calda e avvolgente come uno scialle di velluto, il cielo è pieno di spilli d'argento e dovunque io guardi mi pare di sentire le punte di quegli spilli trafiggermi il petto. Avrei dovuto bendarmi il cuore perché non si accorgesse di tutta quella luce d'amore che i miei giovani anni scorgevano da ogni parte, ma non l'ho fatto, ho lasciato che si ubriacasse di splendore ed ora non riesco più a farlo ritornare sobrio.
Non so se avrò mai il coraggio di inviarti questa lettera, ma so che ho bisogno di scriverla per mettere me stessa di fronte ad una realtà amara ma ineludibile.
Stasera sono venuta a ballare con tutto il gruppo dei nostri amici. Eravamo allegri, le battute danzavano dall'uno all'altro come piccoli coriandoli colorati. Siamo entrati in discoteca tutti assieme, chi in coppia, chi con la speranza di poterla formare. Io ero felice solo perché c'eri tu. Anche se eri con la tua ragazza. Il nostro era un gruppo rumoroso, agitato e molti altri giovani si avvicinavano a noi attratti dalle ragazze. Io pregavo in silenzio perché nessuno venisse verso di me, non avrei saputo come reagire, sarei stata colta da un grande imbarazzo e non avrei potuto ignorare lo sguardo compassionevole degli amici. Non è successo ed un po', lo confesso, me ne sono rammaricata, perché è stata la conferma di ciò che sono. Improvvisamente sono stata colta da una profonda tristezza. Ero pentita di essermi unita a voi. Ma tu te ne sei accorto perché mi hai chiesto che cosa mi fosse preso. Io ho sorriso ed ho risposto: "Niente", sperando che la mia voce fosse abbastanza ferma. In quel momento eravamo soli. Tu mi hai preso una mano e con l'altra mi hai accarezzato i capelli.
"Sei bellissima- hai detto- stasera sei veramente bellissima. E dolce, sai affrontare ogni situazione con serenità , senza ribellarti. Sei meravigliosa".
E certo non sapevi quanto mi costasse essere serena, dolce, sapere rinunciare, vivere senza disperarmi. Non sapevi, non sai, che tutto ciò è conquista che ho fatto giorno dopo giorno, in questi miei anni di vita difficile. In parte questa conquista la devo anche a te che mi hai svegliata da un sonno torpido e mi hai fatto sentire donna innamorandomi.
Poi ti sei alzato, sei tornato distratto e indifferente (e d'altronde è così che devi essere), hai invitato una ragazza a ballare e ti sei allontanato con lei verso la pista. Ti vedevo a tratti, confuso fra un intrico di teste, spalle, gambe, le tue mani sfarfalleggiavano sul corpo di quella ragazza che avevi invitato solo per cortesia, le sorridevi, forse le hai rivolto anche un audace complimento. Certo era la meno avvenente fra tutte noi, pure poteva tenerti stretto a sé, poteva godere del contatto col tuo corpo. A me era negato.
Sentivo una morsa alla gola, un groppo che mi impediva di parlare; avrei voluto gridare, imprecare, invece lasciavo che gli occhi annegassero nel loro liquido umore, mentre il suono lacerante della tromba si alzava verso il cielo d'estate.
Proibito, a me sarà sempre proibito stringerti, guardarti negli occhi, passarti una mano fra i capelli. Perché ero venuta? Perché ostinarmi a cercarti, a starti in qualche modo vicina? Tento di dimenticare quello che ci separa, ma sempre qualcosa o qualcuno me lo rammenta. Anche tu. Mi dici che sono meravigliosa, ma non sei capace di superare la barriera che ci divide. Stasera ho capito che tu non potrai mai essermi a fianco, sei troppo debole per rinunciare a certe cose, fosse anche un semplice giro di danza.
Com'è finita male questa serata che doveva essere allegra e divertente, alla quale avevo affidato la speranza di starti accanto. Avrei voluto andare via, ma non volevo chiedere a nessuno di accompagnarmi, non volevo spezzare l'equilibrio della compagnia.
E quella tromba continuava a suonare, sfacciata e dolente, una ballata che alimentava la mia tristezza fino a farla diventare disperazione. E tu ballavi ancora, la musica non finiva mai. Stai zitta, tromba, e lui allenterà le braccia e le lascerà cadere lontane da lei. E finalmente sei tornato. Ti sei seduto accanto a me ed incurante degli altri mi hai passato un braccio attorno alle spalle. Ho sentito la tua dolcezza penetrarmi fino alle ossa, ma la voglia di piangere non cessava. Hai tratto la mia testa sul tuo petto e nessuno badava a noi, sanno tutti che mi hai preso sotto la tua protezione. Non sanno però che io ti amo e che anche tu, a tuo modo, mi ami. Me l'hai detto tante di quelle volte che alla fine ho finito per crederci. Ma cosa posso chiederti? Di fare una scelta definitiva? Di legarti a me per il sempre riservato ai mortali? Non sono certa di averne il diritto. Anche se qualche volta mi lascio andare ai sogni, la realtà finisce sempre per catturarmi: non potrei offrirti che la mia vita statica, difficile, lo sappiamo entrambi. In questa sera d'estate e di festa ho capito che ci sono ostacoli che non saresti mai in grado di superare: tu non sei capace di vivere accanto ad una donna che sa volare ma non può usare le gambe.
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martedì, gennaio 27, 2004
Tortora nuda china sul tuo petto
so che l'inferno esiste
ed è questa ferita che suppura
Cerco una mano pura
che mi ritorni tacita conferma
che non è stato un gioco o un'avventura
Il sapore del pianto che trattengo
é il filo che mi lega e m'imbavaglia
nell'algido cantone dove muore
tutto quello che nasce e si fa grande
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lunedì, gennaio 26, 2004
Ci sono cose che la sola ragione non può spiegare, cose che hanno in sé l'arcano, l'imperscrutabile e l'amore è una di esse. L'amore è mistero, così come ci ha insegnato il mito di Amore e Psiche. Non bisogna "guardarlo", non bisogna tentare di indagare, di spiegare, di conoscere; non bisogna analizzarlo, sviscerarlo, teorizzarlo; occorre solo accettarlo nelle sembianze con le quali ci si presenta. Bisogna fidarsi, non accendere mai la 'lampada'; nel momento in cui volessimo tentare di 'conoscerlo' e quindi penetrarne l'essenza per darne una spiegazione, l'incanto sarebbe perduto e l'alchimia dei corpi che tendono a combinarsi fra loro non sarebbe più una sorta di magia ma si ridurrebbe ad una fredda enunciazione scientifica.
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domenica, gennaio 25, 2004
Chissà se i sogni sono un messaggio o solo il risultato delle nostre elucubrazioni mentali.
Una volta la mia amica Anna mi aveva raccontato di avere sognato che Giorgio avanzava verso di me, rincantucciata nell'angolo di una stanza, e con un'espressione di serena benevolenza mi abbracciava e dichiarava di avermi sempre voluto bene. Forse era solo un segno che la mia amica mi trasmetteva nell'intento di aiutarmi a non dubitare che lui mi avesse veramente voluto bene e forse quel sogno non lo aveva nemmeno fatto. Ma in me si erano riaccesi l’emozione e il rimpianto. Giorgio era ancora dentro di me ed io dovevo solo cercare di riconvertire l'amarezza che avevo dentro e ricordarmi che il nostro incontro era stato comunque una ricchezza. Rammentavo ogni particolare del suo corpo: le mani, la bocca, gli occhi scrutatori appesantiti dalle palpebre ispessite, le borse sotto gli occhi, il suo torace glabro, asciutto, con una piccola cisti sulla mammella sinistra, le gambe magre e agili, le spalle larghe, di un colore dorato anche in inverno, i glutei rotondi e sodi. E il suo sesso roseo, sensibile al più lieve tocco della mia mano. Non avevo dimenticato nulla di lui e ancora la sera mi addormentavo con il desiderio di svegliarmi e trovarmelo accanto.
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La luna ha ricucito
il velo franto
e aggottano le acque
nei canali
Come lontano il sogno
che sigilla le labbra
e fa di due respiri
un solo fiato
postato da niete26, 15:22 | link | commenti
venerdì, gennaio 23, 2004
Sono una appassionata di tango. Assistere ad uno spettacolo di tango mi emoziona, mi affascina, mi coinvolge e mi immerge allo stesso tempo in una atmosfera di inspiegabile nostalgia. "Il tango è un pensiero triste che si balla", così l'ha definito un musicista argentino. Perché il tango è anche poesia e come tale è nato.La sua origine, che si fa risalire alla seconda metà dell’Ottocento, è costituita dalla payada, poesia popolare estemporanea formata da sei versi endecasillabi seguiti da uno stacco di chitarra. Il tango non è solo danza, quindi esibizione, quindi spettacolo, ma è segno di creatività , espressione dei sensi mediata dal sentimento, è la cultura di un popolo accumulata attraverso il sincretismo di diverse etnie e quindi anche riflesso di una condizione umana.
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giovedì, gennaio 22, 2004
NELLA SERA
Altro
dal canto misurato
in oro di gesti
altro indicibile e scarno
Nella sera
le parole sono pietre
la casa vuota grida
anime perdute e si contorce
Ape solitaria ai vetri
batto l’ali
e suggo vento
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mercoledì, gennaio 21, 2004
qualche volta mi chiedo che tipo di madre sarei stata se avessi avuto dei figli. avrei ricalcato le orme di mia madre, oppressiva, possessiva, autoritaria? avrei saputo dare loro quella sicurezza che a me non è stata data? avrei saputo indirizzarli verso i veri valori dell'esistenza? e loro avrebbero saputo accoglierli e seguirli? Lo so, domande oziose, inutili, che potrebbero innescare meccanismi perversi se solo mi lasciassi prendere nella trappola dei rimpianti sterili. Mi resta una convinzione: la maternità è un'esperienza insostituibile e non dovrebbe essere negata a nessuna donna, come un diritto e un obbligo, una forca caudina attraverso la quale bisogna passare se si vuole poter dire di avere vissuto veramente.
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martedì, gennaio 20, 2004
Un fiore nei capelli e una goccia di profumo...no, il profumo meglio di no, si rischia di lasciare tracce, di insospettire. Due bicchieri sopra un piccolo vassoio di porcellana blu e una mignon di spumante . Il letto fresco di lenzuola e una luce carezzevole che abbraccia delicatamente la stanza. Tutto in attesa, un'attesa vibrante che scuote il corpo e rimescola la mente. Il tempo non conta più: né quello che è passato né quell'altro che seguirà . Mezz'ora, un'ora, due, ecco che il momento si avvicina, già i passi si disegnano sulla scala dell'immaginaria ascesa, le mani passeggiano veloci sulla pelle, il respiro si fa tachicardico, è una smania, nei due toraci i cuori pulsano furiosamente, uno attaccato all'altro...Lo squillo spezza l'attesa, fraziona le emozioni, rompe il fragile incantesimo: anche oggi...nessuno.
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lunedì, gennaio 19, 2004
Buio. Un velo di buio steso sul mio corpo. Rifiutato, nemico a me stessa, un corpo che nascondevo, che avvolgevo nel primo panno a portata di mano per non sentire l'algida carezza della solitudine. Dai muri trasudava silenzio. Solo un cane abbaiava nel cortile, alle sette in punto di ogni sera. Un latrato lontano, e diverso dal richiamo di Attìa, quando si aggirava smanioso attorno al rifugio dove le ore avevano lo sguardo del desiderio. Un latrato amaro e solitario che era il prodromo della notte a venire. Una notte come tutte, preceduta da inutili tentativi di contatto con chi aveva generato quel buio. Senza perché, senza ragione, se non quella dell'arbitrarietà .
Anni. Tempo passato a segnare di sé tutto il bello che avevo nel cuore. Tempo senza ritorno, incerta visione, metafisico orrore del quando. Al suo insensato fluire mi ero consegnata senza amore, senza pietà verso me stessa ed esso mi accerchiava senza abbracciarmi, freddo e indifferente.
L'assenza assorbiva ogni energia, mi risucchiava dentro la sua spirale perversa. E risultava vano ogni tentativo di riempirla quell'assenza, un' inutile prova alla quale mi sottoponevo per provare a me stessa che esistevo e che alla fine risultava una ridicola parodia.
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domenica, gennaio 18, 2004
Vent'anni di poesia,di incontri,di confronti, di interrogativi e di risposte più o meno soddisfacenti; vent'anni di frequentazione con tutto ciò che mi parlava di poesia, cercando di fare un uso sempre più corretto degli strumenti che la esprimono; vent'anni di dubbi e di certezze, di scommesse, di ricerca: e sono ancora qui ad interrogarmi, senza sapermi dare una risposta, su ciò che è poesia ma soprattutto su ciò che potrei dire della mia poesia. Eppure ho la sensazione di averla portata nel mio dna, non ho memoria di un tempo in cui essa non fosse presente, nella forma incerta ed ambigua di tutto ciò che ci appartiene senza sapere come. E' stato forse il silenzio che mi portavo dentro a partorire la parola poetica,dapprima come necessità di comunicare e via via come desiderio di sublimare i contorni spesso spogli e avari della realtà immanente e di esprimere, cercando di comprenderlo e chiarirlo anche a me stessa, il mio rapporto con l'esistenza. In seguito traducendo alcune poesie di Baudelaire e leggendo i suoi Diari ho appreso che secondo lui la poesia non ha altro scopo che se stessa. Ho riflettuto molto su questo e alla fine ho tratto la conclusione che il postulato di Baudelaire é un'esasperazione perché la poesia accoglie anche altre accezioni ed ogni poeta ne può scoprire una. Io credo in questa formula pluralistica della poesia, perché essa è, a mio avviso, innanzi tutto libertà , una libertà che può stravolgerne le regole canoniche ma che non potrà mai in nessun caso ignorarle. Significato e significante sono i contorni di un perimetro dentro al quale risiede un testo poetico, l'uno e l'altro imprescindibili all'atto creativo che non essendo una comunicazione sic et simpliciter non si affida al linguaggio ordinario ma ne produce altri. Continuando ad interrogare me stessa ed a scavare nei fondali della mia anima sono giunta alla conclusione che la mia poesia si propone come ricerca del senso dell'esistenza. Ciò che non significa dare un senso alla "mia" esistenza, come in passato alcuni hanno creduto di intendere, ma arrestare in qualche modo lo sfuggire del tempo, pirata di tutto ciò che viviamo, poiché il nostro destino di esseri temporali ci vincola allo scoloramento di ogni esperienza vissuta. Ciò che avverto è questo "furto" perpetrato dal tempo, il vandalismo insito nell'esistenza che poco a poco ci sottrae le emozioni vissute consegnandole alla memoria. La poesia arresta questo flusso migratorio, lo fissa, lo trasforma in una ricchezza che non andrà mai perduta. Questa mia concezione, peraltro soggettiva, non va intesa come fatto personale o solipsistico, poiché la parola poetica, unica ed insostituibile, realizza se stessa e svelando la verità del poeta ingenera un meccanismo di mutualità . Così il destino di uno diviene vicenda di tutti e il furto avvertito dal poeta, restando sospeso nella parola, perviene a simbolo universale di tutto ciò che va perduto lungo la vita. Il detto realizzato attraverso la parola poetica si innalza oltre la realtà , perché la realtà è nella presenza stessa di ciò che viene detto.
Credo di poter affermare che è nel sentimento del tempo che si compie e nella concrezione del vissuto che risiede il nucleo fondamentale della mia poesia. Ma l'ultima parola preferisco lasciarla ai lettori, che ritengo i veri destinatari. A loro, avvertiti garanti della critica letteraria o sensibili appassionati dell'arte poetica, consegno la mia esperienza di poeta e lascio loro la libertà di condividere o meno quanto da me affermato. Perché alla fine è nel rapporto consustanziale che s' instaura fra autore e lettore che si determinano la socialità della poesia ed una delle sue tante ragioni di essere.
postato da niete26, 15:55 | link | commenti (2)
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