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sabato, febbraio 28, 2004
RECITAL
Il sole del pomeriggio filtra dai vetri appannati e illumina il salone dell'Oratorio di Santa Scolastica. I suoi riflessi frugano fra i muri, riposano sugli affreschi,planano sugli austeri mattoni a scacchi bianchi e neri e rendono inutile la luce dei grandi lampadari di cristallo. Al centro del soffitto è disegnata la Stella di Davide. Forse l'artista che ha concepito e realizzato gli affreschi e i dipinti era ebreo o forse era un iniziato che manifestava attraverso l'arte i suoi legami con l'essoterismo. Penso ai costruttori di cattedrali, agli alchimisti, allo Zenone di Marguerite Yourcenar.
Intanto il Critico ha iniziato il suo discorso sulla poesia, infarcito di francesismi, interrotto da pause e pardon ogni volta che la sua scarsa potenza ottica gli fa saltare qualche rigo del malloppo di fogli che tiene davanti. Cita Verlain e Baudelaire, compie incursioni nell'alta letteratura e ci definisce "minori". Ma senza malanimo, anzi con una sorta di predilezione atta a gratificarci. Minori, sì, facciamo parte di quella schiera di poeti che resteranno per sempre nell'oscurità . I nostri manoscritti non arriveranno mai sulle scrivanie della grande editoria, né figureranno mai fra i best sellers.
Il Critico continua il suo excursus. Prima di iniziare il suo discorso aveva chiesto a me, seduta casualmente al suo fianco, di concedergli una maggiore porzione di spazio. "Sono come gli orsi -ha detto- che hanno bisogno di molto spazio per muoversi" E ha scosso le braccia goffamente come quelle galline che starnazzano agitando le ali. Mi sono vergognata di questo paragone irriverente ma mi è salito alle labbra un risolino che ho cercato di mistificare alla meno peggio. Non so per quale stramba connessione sto pensando a mio padre. A lui che vada in giro a leggere i miei versi gliene importa poco o nulla, avrebbe preferito che fossi più pragmatica e meno astratta.
Il Critico continua a dissertare: di letteratura europea, di milieu, di background culturale. Ci informa che Sciascia è lo scrittore che tutta l'Europa ci invidia e che Tomasi di Lampedusa è considerato il Manzoni del ventesimo secolo. Sui nostri versi poche sparute parole. Quando smette di concionare il pubblico non può fare a meno di emettere un impercettibile sospiro, credo che gli applausi siano più di sollievo che di ammirazione. Infine, tocca a noi. Dapprima timidamente, poi sempre più rinfrancati facciamo sentire le nostre voci di poeti. Il pubblico è attento, qualcuno scarabocchia qualcosa su un taccuino. Il sole si è definitivamente ritirato. Quando finiamo, i pazienti ascoltatori si affollano verso di noi. E' un grande stringere di mani, un sovrapporsi di frasi entusiastiche, un rosario di complimenti. Una ragazza in jeans e maglione cerca di farsi strada verso di noi. Me la ritrovo accanto, confusa ed eccitata. "Le tue poesie -dice- mi hanno emozionata, posso darti un bacio?" E avvicina le labbra alla mia guancia, scostando con una mano una ciocca dei bruni capelli che le arriva quasi agli occhi. L'abbraccio, grata per quel gesto che mi dice più di tante parole.
Fra lo sgranocchiare di patatine e i brindisi col vermuth ci scambiamo impressioni. Il poeta-professore di liceo, poco soddisfatto del tempo che ci è stato concesso (tre poesie, via, sono troppo poco per dare una giusta visione della propria produzione), si concede una sfilza di citazioni latine. Nel salutarmi il Critico mi dice:"Spero di leggere il suo libro, ma purtroppo ho tempi lunghi". Beh, niente di male, sappiamo bene che la quantità di tempo a loro disposizione è inversamente proporzionale a loro impegni e con ogni probabilità il mio libro non lo leggerà mai. Ma io risento la dolcezza lieve di quel bacio sulla mia gota e mi pare di essere Leopardi.
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giovedì, febbraio 26, 2004
una fiaba moderna:
LA FINESTRA GLOBALE
Una volta ho conosciuto una vecchia ragazza che aveva una strana anomalia: lei aveva avuto uno sviluppo normale, due gambe adeguate al tronco robusto, due braccia lunghe e armoniose, due seni pieni e sodi ed un fondo schiena rotondeggiante. Ma il suo cuore era rimasto molto piccolo, un cuore bambino. A nulla erano valsi i suggerimenti e le cure, il cuore non ne voleva sapere di crescere e si comportava proprio da bambino: saltellava, faceva le capriole, si stupiva per un nonnulla, accoglieva tutto e tutti con gioia, e sognava. I sogni erano la cosa più deleteria, secondo gli altri, i "saggi" infatti sapevano che con i sogni prima o poi bisogna fare i conti. Ma il Cuore Bambino non ascoltava nessuno: cadeva, si feriva, si scorticava, ma, una sutura qua un cerotto là , continuava a saltellare. Un giorno fece un capitombolo più rovinoso degli altri e tutti lì pronti a sgridarlo: "Ti avevamo avvertito che prima o poi ti sarebbe successo, ma tu, testardo, non ascolti nessuno. E' possibile che ancora non ti renda conto che non è più tempo per i giochi pericolosi?"
Il Cuore Bambino capì che era giunto il momento di smetterla, di chiudere quella fase che aveva prolungato sin troppo a lungo e che era inadeguata al tempo che si era accumulato su di lui. E cercò di finirla veramente con i giochi pericolosi, ce la mise tutta, anche se a volte, troppo spesso, si ritrovava malinconico per la perdita del suo capitale di sogni. Ma il suo conto era in rosso e non c'era nulla da fare per ricapitalizzare il tutto. Bisognava rassegnarsi, chiudere la partita e dare retta alla sorella Ragione che gli suggeriva saggiamente di non rischiare più con gli investimenti azzardati destinati a portarlo al fallimento. Il Cuore Bambino riconobbe che la sorella era nel giusto e che dunque doveva arrendersi. Il risultato fu che divenne sempre più triste, non gli interessava più nulla, non riusciva più a cogliere la poesia che prima era capace di vedere in tutto ciò che lo circondava; era biologicamente vivo, ma chiuso in un sepolcro.
Il tempo passava e più passava più il Cuore Bambino sentiva nostalgia delle sue capriole strampalate, delle sue corse fatiganti, dei suoi pericolosi saltelli e di tutte le monellerie. Perché lo avevano costretto all'immobilità ? Si riposava, è vero, non subiva sussulti, aritmie, crisi tachicardiche, si era rassegnato ad invecchiare in maniera sana ed igienica, ma era sempre più triste e solo e se qualche volta si lasciava andare ad un giochino facile facile, uno di quei giochini asettici e perciò noiosi che non turbano il sistema nervoso e non procurano ansie, non provava nessun piacere, anzi rimpiangeva ancora di più le sue vecchie e amate pazzie.
Un giorno gli capitò di affacciarsi ad una strana finestra, una finestra dalla quale si vedevano tutte le cose del mondo. Seppe che la chiamavano la finestra globale e, spinto dalla curiosità , vi restò inchiodato a lungo. Vide passare davvero molte cose, alcune belle altre meno. Una di queste volte, mentre scrutava attentamente l'orizzonte, gli capitò di intravedere un altro cuore che gli parve potesse somigliargli. Si sentì rimescolare tutto. Pensò allora di non essere il solo ad amare le capriole ed i saltelli. Perché non indagare? Si disse. In fondo lui conservava ancora il gusto per le cose da scoprire.
Fece di tutto per sintonizzarsi con il compagno sconosciuto e, una parola oggi, un silenzio domani, cominciò a sentire urgente il bisogno di risvegliarsi da quel lungo torpore e di ritornare ai suoi giochi pericolosi. Cominciò ad avvertire forti scariche di adrenalina che lo spingevano ad avventurarsi sempre oltre.
La sorella Ragione si preoccupò assai. "Ma cosa credi di ottenere- gli disse- quello è un cuore che ha altri compagni che lo aspettano e non potrà fermarsi a lungo a giocare con te. Vuoi procurarti altri guai? Altre cadute,altre abrasioni? Devi capire una volta per tutte che è tardi per fare ancora lo zuzzerellone"
Ma il Cuore Bambino resisteva agli attacchi. Sì, forse era davvero tardi. Ma se non fosse stato "troppo" tardi? Se avesse potuto ancora una volta sorridere, cantare, saltellare, inseguire una formichina e piangere per un uccellino ferito?
Il conflitto era aperto:fratello e sorella erano in guerra, lei attaccava, lui resisteva.
"Vuoi per forza farti del male? Lo sai come va a finire…insonnia, ansia, tensione, lacrime…psicanalista…"
E lui: "Ma io non posso vivere senza un sogno, senza un'emozione, senza la certezza di esistere anche per gli altri"
Io li ho lasciati lì a dibattere. E la conclusione della storia ancora non la conosco.
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mercoledì, febbraio 25, 2004
Finalmente, dopo tanti anni, con furia iconoclasta ho stracciato lettere e poesie di un tempo che non riconosco più. Nessuna emozione, nessuna tristezza o rimpianto, il lutto è stato elaborato. Libera dal dolore per quello che era stato perduto, ho visto quegli anni racchiusi in tanti minuscoli pezzetti di carta: un nulla, un soffio sulla cenere di sentimenti sprecati. Quello che è stato resta nel dubbio di una verità sempre cercata e mai trovata. L'addio è nella dimenticanza.
postato da niete26, 19:48 | link | commenti (2)
Non importa per quanti giorni ancora
per quante notti e quante settimane
dovrò celarmi al buio della ragione
se il premio è la certezza dell'azzardo
Non posseggo amuleti né m'attrae
l'orribile parvenza dell'inganno
scopro di me le carte più segrete
senza artifici e senza stratagemmi
getto i miei dadi al vento e non aspetto
di leggere la cifra di vittoria.
postato da niete26, 12:37 | link | commenti (1)
martedì, febbraio 24, 2004
questa citazione è tratta dai Diari intimi di Baudelaire
"Quest'orrore della solitudine,il bisogno di dimenticare il proprio io nella carne esteriore, l'uomo lo chiama nobilmente bisogno d'amore"
postato da niete26, 12:07 | link | commenti (1)
domenica, febbraio 22, 2004
Avevo il mare negli occhi
e nelle mani polvere d'azzurro
La barca caricava i desideri
per portarli lontano…
Lontano dalla torre
di Mondello dove restavo
-immobile polena
a immaginare venti di bonaccia
postato da niete26, 00:40 | link | commenti (5)
giovedì, febbraio 19, 2004
Non so perché Fausto creda che io sia una ragazza perennemente triste. Non è così. La poesia che ho postato qui sotto non parla di tristezza ma delle parti di noi che nel quotidiano si affrontano, ora con prevalenza della parte positiva, ora con quella della parte negativa, entrambe chiedendo di vincere ma alla fine ricomposte nella loro dualità . In ciò non v'è nessun senso di pessimismo, solo una presa di coscienza della dicotomia dell'essere umano.
postato da niete26, 11:59 | link | commenti (2)
martedì, febbraio 17, 2004
Di me piccole parti
-residuo del dileggio quotidiano
s'affrontano
in vani tentativi di vittoria
-disperse e impaurite
nell'attimo del loro ricomporsi
postato da niete26, 12:07 | link | commenti (3)
lunedì, febbraio 16, 2004
chi sono?
sono una donna che scrive
chi ero?
ero una ragazza che voleva scrivere
chi sarò?
sarò una qualunque pagina scritta
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domenica, febbraio 15, 2004
La triste conclusione della vita di Pantani ci dovrebbe far riflettere su molte questioni. Lo sport che dovrebbe essere la disciplina più "pulita" è inquinato da vicende al limite della legalità (nella migliore delle ipotesi). Chi ha la capacità , la forza e anche la fortuna di poter arrivare in vetta è spesso vittima di un sistema che esalta e al contempo uccide. Penso ai tanti giovani, spesso giovanissimi, che irretiti dalla possibilità del successo e del denaro, riescono ad entrare nel "sistema" ma a lungo andare, nel passo difficile di un tramonto, vuoi fisiologico vuoi indotto da fatti della più varia specie, crollano. A me la morte di Pantani ha procurato grande tristezza per quella fragilità che è propria degli esseri umani, per l'incapacità di arrendersi quando è necessario che lo si faccia, per la solitudine interiore che né denaro né successo hanno il potere di colmare. Ci accompagni il senso profondo di pietas per tutte le creature che non riescono a trovare la strada per un incontro sereno con la propria esistenza interiore.
postato da niete26, 14:54 | link | commenti (2)
Di quel poco che resta di quel fuoco
resta l'amore quando non si fa
che soffre troppo del suo troppo poco,
però profuma di felicità .
Patrizia valduga
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venerdì, febbraio 13, 2004
Benvenuto alla mia tavola
Dio-Ombra che benedici
la mia solitudine
-coronatriregnomitria
sull’orgoglioso capo
Il sorriso dell’angelo
ha scosso le catene
e ha cosparso di sale
l’insipida porzione
postato da niete26, 18:43 | link | commenti (7)
cliccando sulla immagine potete leggere la vignetta
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martedì, febbraio 10, 2004
Questa poesia è incisa sulle mura interne della Chiesa di S. Paolo in Baltimora
Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta
e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio.
Finché è possibile, senza doverti abbassare,
sii in buoni rapporti con tutte le persone.
Dici la verità con calma e chiarezza;
e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli ignoranti;
anche loro hanno una storia da raccontare.
Evita le persone volgari e aggressive;
esse opprimono lo spirito.
Se ti paragoni agli altri, corri il rischio
di far crescere in te orgoglio e acredine,
perché sempre ci saranno persone più in basso
o più in alto di te.
Gioisci dei tuoi risultati
così come dei tuoi progetti.
Conserva l‚interesse per il tuo lavoro,
per quanto umile;
è ciò che realmente possiedi
per cambiare le sorti del tempo.
Sii prudente nei tuoi affari,
perché il mondo è pieno di tranelli.
Ma ciò non accechi la tua capacitÃ
di distinguere la virtù;
molte persone lottano per grandi ideali,
dunque la vita è piena di eroismo.
Sii te stesso.
Soprattutto non fingere negli affetti
e neppure sii cinico riguardo all‚amore;
poiché a dispetto di tutte le aridità e disillusioni
esso è perenne come l‚erba.
Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall‚età ,
lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza.
Coltiva la forza dello spirito per difenderti
contro l‚improvvisa sfortuna.
Ma non tormentarti con l‚immaginazione.
Molte paure nascono dalla stanchezza
e dalla solitudine.
Al di là di una disciplina morale,
sii tranquillo con te stesso.
Tu sei un figlio dell‚universo,
non meno degli alberi e delle stelle;
tu hai diritto ad essere qui.
E che ti sia chiaro o no,
non vi è dubbio che l‚universo
ti si stia schiudendo come dovrebbe.
Perciò sii in pace con Dio,
comunque tu Lo concepisca,
e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni,
conserva la pace con la tua anima
pur nella rumorosa confusione della vita.
Con tutti i suoi inganni,
i lavori ingrati e i sogni infranti,
è ancora un mondo stupendo.
Fai attenzione.
Cerca di essere felice.
>
postato da niete26, 12:18 | link | commenti (5)
domenica, febbraio 08, 2004
Sa sedurre la carne la parola,
prepara il gesto, produce destini...
È martirio il verso,
è emergenza di sangue che cola
e s'aggruma ai confini
del suo inverso sessuato, controverso.
Patrizia Valduga
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postato da niete26, 23:32 | link | commenti (1)
sabato, febbraio 07, 2004
DATEMI UN MARTELLO
“Un martello, un martello per sfasciarti la testa ci vuole! Non se ne può più di questa solfa: e la danza e la palestra e il trucco e il tatuaggio…hai ventinove anni, lo capisci o no? Basta con queste stupidate di veline, letterine, numerini e il diavolo sa che cosa. Cercati un lavoro piuttosto,vai a fare la commessa, la badante, la donna delle pulizie… e smettila di guardarti allo specchio, non sei più bella di centinaia di altre ragazze. E non sei più neppure tanto giovane, vogliono le minorenni adesso, sedici, diciassette anni. Avresti potuto essere già sposata e madre di figli, ma tu no. Paolo era geloso! Un così bravo ragazzo e te lo sei lasciato scappare. D’accordo, era un po’ rozzo, succhiava la minestra dal piatto…sì, lo so, ti ha quasi spaccato la mascella quella sera che non eri a casa ed è venuto a cercarti lì…in quel posto, dove eri andata per fare il coso,come si chiama…il casting. Ma santa pazienza, ti ha trovata mezzo nuda che ti dimenavi davanti a tutti. Hai voglia di dire che siamo trogloditi, buzzurri e meridionali del cazzo , ma un uomo la sua donna la vuole spogliare lui e poi…non si può avere tutto dalla vita e quando si arriva alla tua età bisogna capire che la giovinezza, puff, è volata via e i sogni, bella mia, è meglio nasconderli sotto il cuscino. E dopo Paolo, Luca. Neanche lui andava bene. Puzzava di pesce! E ci credo, con quel po’ po’ di negozio che si ritrovava…una gioielleria mica una pescheria era quella! E tu invece di andare a dargli una mano facevi il giro delle tv private nella speranza che qualcuno ti notasse e, miracolo!, finissi in televisione a scosciarti per milioni di telespettatori. Certo che Luca si è incazzato e ti ha infilato la testa dentro la vasca delle vongole! Ahò, un uomo alla sua donna le gambe gliele vuole aprire lui. Ma quando te lo ficcherai in testa che la realtà è ben altro da quello che sogni? Avessi quindici anni, lo potrei pure capire, a quell’età la vita è uno specchio nel quale vediamo ciò che vogliamo vedere, ma a ventinove lo specchio non è più quello della regina di Biancaneve. E Mauro? Un ingegnere con la sua bella professione, un attico nel cuore della città e una villa ai Colli. Sì ,va bene, aveva cinquant’anni e tre figli senza madre, e allora? Mica saresti stata la prima a sposare un vedovo. Un uomo con la sua esperienza è meglio di un giovanotto e poi a cinquant’anni s’è passato già tutti i capricci e voglia di mettere le corna non ne ha più. Ma tu invece di portarti a spasso i bambini, invece di fare in modo che si affezionassero a te e stare accanto al loro letto a raccontare le fiabe che facevi? Stavi sopra un cubo con le tette di fuori, abbrancata ad un tubo di acciaio come fosse l’uomo che ti stava scopando. Che Mauro ti abbia preso per i capelli e ti abbia trascinato per tutta la discoteca col culo per terra, guarda, non lo posso biasimare. Per un uomo la madre dei suoi figli deve essere come una madonna…Un martello ci vuole, un martello per spaccarti la testa e farne uscire tutte le cazzate che pensi…â€
postato da niete26, 15:16 | link | commenti (4)
Fausto mi ha lasciato un msg, dice cose molto belle e in parte vere che mi riguardano, vorrei rispondergli ma non mi ha lasciato il suo indirizzo di blog o altro. Allora gli rispondo qui: forse i miei ultimi post sono stati pervasi di tristezza e hanno dato la visione della mia parte "oscura", ma so anche aprire gli occhi al sole e sorridere e scrivere anche qualcosa di spiritoso. Ne volete una prova? Adesso posto un raccontino allegro.
postato da niete26, 15:14 | link | commenti (1)
venerdì, febbraio 06, 2004
ciao amici,grazie a tutti di essere venuti a trovarmi e di avermi consolata. La vita dà e toglie e questo lo sappiamo. A volte il tempo mi fa paura perché passando mi carica di cose perdute, eppure non c'è nulla del passato che vorrei rivivere, vorrei invece che esso fosse una lavagna vuota dentro la quale potere riscrivere tutto.
postato da niete26, 12:31 | link | commenti (1)
domenica, febbraio 01, 2004
blog,my dear blog, che scrivo stasera? ho perduto un'amica, la mia anima è più povera, l'album dei ricordi si fa più voluminoso. chi sopravvive è destinato a restare solo.
postato da niete26, 23:20 | link | commenti (7)
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