[la stanza segreta]
poesia e prosa in caduta libera
 




domenica, maggio 30, 2004

La sposa è bellissima. Come tutte le spose nel giorno in cui la vita le fa protagoniste. Meno male che ormai ai matrimoni non mi commuovo più né m'immalinconisco. E poi a dire il vero questo è un matrimonio allegro, affollato di giovani coppie che prendono affettuosamente in giro i novelli sposi. Sul sagrato della chiesa di S. Orsola li hanno tempestati con getti di riso pasta e petali di rose. Dicono che porti fortuna. Il prete era giovanissimo e imbranato, ha dichiarato che quello era il suo "secondo matrimonio" senza aggiungere "che celebrava", così ha fatto sorridere tutti perché sembrava che il primo lo avesse sciolto con un divorzio. Oltre la vetrata Erice è tutta una nebbia. Sono scomparse le isole, le saline, le pinete, solo una coltre di fumo che cancella lo sfolgorio di maggio. Allungo lo sguardo cercando di trovare un piccolo strappo in quella cortina . Come se fosse possibile. Il vento che arriva dal nord ha accumulato le nubi in una spessa tela, un velario che pudicamente nasconde le splendide nudità di una regina.
"Ciao, non mi riconosci?"
Lunga pausa di incertezza di fronte alla signora in tailler-pantaloni rosa fragola.
"No, mi spiace, chi sei?"
Il viso mi è vagamente noto, forse l'ho incontrata da qualche parte.
"Ci siamo incontrate al matrimonio di Antonio"
Sì, forse, anzi certamente. Ma sono passati…quanti anni? Dodici, tredici?
"Scusami, non ricordo"
Lei sorride e scopre la dentatura irregolare, gli occhi sono due buchetti dietro gli occhiali.
"Istituto Santa Caterina, stesso banco…"
"Ernesta!"
Adesso ride. Sì, Ernesta, la prima della classe prima che arrivassi io. Dopo ci siamo divise equamente la benevolenza dei professori. Dopotutto non è cambiata molto. Le trecce di un biondo sbiadito sono diventate un corto castano scuro, i denti sono quelli di allora, un po' storti, gli incisivi accavallati, anche allora portava spesse lenti da miope. Però adesso ha una bella figura, slanciata, elegante, ai lobi due grosse perle le illuminano il viso.
"Ho sempre desiderato incontrare qualcuno dei compagni di allora- dico- ma non è mai successo. Per me quello è stato un anno importante"
"Non ho più incontrato nessuno neanche io. Dispersi, inghiottiti dal tempo"
"Fai la farmacista mi pare"
"No, sono medico, ma lavoro in un laboratorio di analisi"
Già, era sua madre la farmacista. Il nonno era uno scrittore noto di cui lei si vantava. Lo incontravamo nelle letture antologiche ed io un po' la invidiavo per questa ascendenza letteraria.
"Tu,invece?"
"Io mi sono dedicata alla scrittura, qualche libro, un po' di attività giornalistica"
"La tua famiglia?" chiedo.
"Sono sola, con i miei gatti"
"Sola anch'io, con le mie poesie"
Ci distrae il taglio della torta. Applaudiamo anche noi, con il sorriso di circostanza e ci avviciniamo agli sposi per il brindisi augurale. Le coppe di cristallo tintinnano urtandosi leggermente. La sposa adesso mostra un po' di stanchezza. Il volto che al mattino il trucco rendeva levigato si è appannato, lo sguardo si è fatto meno luminoso, il piccolo chignon dietro la nuca lascia sfuggire qualche ciocca scomposta. Ora che gli invitati sciamano verso l'uscita lei si è lasciata cadere su una sedia e distende le gambe. Il bell'abito ha l'orlo dello strascico bordato di nero per tutta la polvere e lo sporco che ha raccolto.
"Bella, Barbara", dice Ernesta.
"Sì, davvero, una giovane principessa"
"Al prossimo incontro"
"Sì, speriamo presto"
Ci salutiamo con due baci sulle guance. Lei ritorna ai suoi gatti, io alle mie poesie. L'istituto Santa Caterina è un fantasma come quelli che i miei compagni dicevano l'abitassero; è ritornato nel buio e nel silenzio,come quando aspettavo, sola nell'aula vuota, che mio padre venisse a prendermi.


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martedì, maggio 25, 2004

Le nuove frontiere del sesso

Pendolari di tutto il mondo, unitevi nel toothing. Parola (e pratica) magica (dall'inglese to tooth, mordere, rosicchiare) che vi aiuta ad ingannare il tempo mentre viaggiate in treno, in metropolitana, ma anche durante un noioso convegno di lavoro. Si rimorchia, si fa un po' di sesso al volo, con la certezza (e questo fa la differenza) di sentirsi dire di sì. Il toothing, la nuova frontiera dell'accoppiamento mordi-e-fuggi, arriva dalla Gran Bretagna e sta mandando in delirio i giovani (ma non solo) lavoratori inglesi. Tutto grazie alla tecnologia Bluetooth e ad un protocollo azionato da un gruppo di ragazzi britannici.
Quasi tutti i nuovi telefoni cellulari e i palmari sono equipaggiati con Bluetooth, e sono in grado di identificare gli altri apparecchi (segnalandone numero telefonico, modello e nickname) che si trovano negli immediati paraggi. Il toother, prendiamo ad esempio un uomo, dà un occhiata, e se trova un nome femminile, o un nick che potrebbe essere di donna, manda un sms (di solito con scritto "Toothing?"), tanto per vedere che aria tira. Se la risposta è positiva, inizia il gioco. Che può concludersi a casa di uno dei due interlocutori o, nel caso di ormoni tempestosi, anche nella più vicina toilette.
L'inventore della nuova mania si chiama Jon, anche se è diventato celebre con il nome d'arte di Toothy Toothing. E racconta: "Vivo in una città-dormitorio vicino a Londra, e la mattina, prendo il treno per un viaggio lungo e noioso. Ho iniziato a fare toothing lo scorso novembre, con uno scambio di sms con un'altra pendolare, Angela. Ci siamo dati appuntamento nella toilette dello scompartimento, e abbiamo consumato".

postato da niete26, 22:19 | link | commenti (3)

domenica, maggio 23, 2004


Così la sera - bambola scolorita e leggera
mi siede sul grembo cercando una culla
una nenia un nonnulla che l'aiuti a passare
le ore notturne. Una vampa m'accende
e ritarda il riposo. Che voglio?
Un lieve respiro vicino al mio collo
un bacio soffiato tra i fili ribelli
scompiglio ai capelli un braccio che giri
attorto alla vita sottile conforto
rubato alle dita



postato da niete26, 14:28 | link | commenti (3)

mercoledì, maggio 19, 2004


CAMBIO STAGIONE



Ottobre: aghi di luna
a ricamare tegole
Una voce lascia fantasmi
sopra le lenzuola
Io lascio l'autunno:
il rosso delle foglie
le ombre occultate
nelle pieghe della pelle
Lascio il rubino del granato
il gusto vizzo della sorba
l'acre odore delle cotogne…


verso altri verdi passi
m'incammino

postato da niete26, 15:09 | link | commenti (5)

giovedì, maggio 13, 2004

L'anima solca acque agitate o quiete

in cerca di un altrove

ma è dura ogni volta la partenza

nel respiro del vento nemico

Ali di albatro e voli d’aironi

sfruttano il passaporto per il mare

In quale oceano si sono inabissati

i tesori di zàffiro e granato?

A quale bucaniere hanno affidato

il comando del vascello pirata?

Alba di sfatte labbra si consuma

notte di cera scioglie

i nastri azzurri del mattino

La nave è sottomessa all’orizzonte

albero e vele abbracciano la brezza.


postato da niete26, 22:56 | link | commenti (2)

mercoledì, maggio 12, 2004

Stamattina mi ha telefonato Francesco,mio amico poeta. Non lo sentivo da parecchi mesi, ma lui fa così: appare e scompare. L'ho trovato stanco e malinconico e dentro le sue parole ho sentito la solitudine. Una solitudine desolante perché scaturita da un matrimonio che non ha avuto gli esiti sperati. Come sempre abbiamo rincorso un po' i ricordi di quel tempo che ci ha visti compiere innocenti scorrerie per Palermo e dintorni. Le passeggiate Palermo by night sono quanto di più gradevole io ricordi: la Vucciria deserta e silenziosa, vecchia battona che aveva consumato durante il giorno tutte le sue risorse vitali; restavano appiccicati ai muri l'eco dell'abbanniata, retaggio arabo, che aiutava i venditori di polipi e di frutta a reclamizzare la loro mercanzia, e l'odore dolciastro del gelsomino, intrecciato in delicate stecche, che i ragazzini vendevano per strada. La piazza dove un tempo sorgeva il Senato, contornata di statue, maestose e impudiche nelle loro nudità, poste proprio di fronte al convento di Santa Caterina, dove le suore confezionavano i cannoli e la frutta di martorana. E le stradine, i vicoli, le fontane, Lo Steri, il castello chiaramontano dove si consumarono gli oscuri processi dell'Inquisizione…Francesco guidava allegramente e girava attorno alla città in cerchi ampi e ripetuti che ci facevano ridere senza sapere il perché. Poi, alla Tonnara Florio, dove il mare sembrava porgerci la mano e dalla passerella di pietra lanciavamo i sassolini in acqua sfidandoci a chi inventava il verso più armonioso. E Selinunte, dove ho visto il tramonto più bello, una scala di colori indicibili che nessun poeta saprebbe descrivere. Lui cercava di catturare l'attenzione di qualcuna di noi ma senza puntare mai ad una in particolare, per risolversi alla fine a scegliere proprio quella sbagliata. Mi confessò molto dopo che era stato attratto da me, ma non me lo disse in tempo. E mentre lui vorticava in attesa di fermarsi sullo scoglio giusto, io consumavo gli ultimi anni giovani in una relazione che non avrebbe mai avuto futuro.

postato da niete26, 15:45 | link | commenti (3)

cari amici bloggers...mi dispiace,davvero mi dispiace essere stata così lontana. motivi? tanti ed un po' di cattiva volontà. prometto di recuperare, soprattutto venendo a trovare voi e gustandomi i vostri post.a presto presto presto presto...

postato da niete26, 12:37 | link | commenti (2)